
Associazione Calabrese di Epatologia - ETS
Vico Cartisano I° snc - 89134 - Pellaro Reggio Calabria - Italy
C.F. 92024600808 - Coordinate Bancarie: BPER Banca IT08A0538716301000043087397
Per informazioni:
ace.medicinasolidale@gmail.com
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ACE Medicina Solidale: 25 anni di cura, comunità e territorio.
Il Parco Diffuso della Conoscenza e del Benessere: un modello innovativo di salute integrale, gratuita e solidale.
“I medici sono gli avvocati naturali dei poveri e la questione sociale rientra in buona parte nella loro giurisdizione.”
Rudolf Virchow
“La storia della salute pubblica mostra che la maggior parte dei progressi non deriva dalla medicina, ma dal miglioramento delle condizioni sociali ed economiche.”
Thomas McKeow
Identità e missione
L’Associazione Calabrese di Epatologia – ACE Medicina Solidale ETS è una comunità di sanitari, professionisti di diversi settori e cittadini che da venticinque anni opera nell’area metropolitana di Reggio Calabria.
ACE nasce dall’urgenza di dare concretezza al diritto universale alla salute e lo fa intrecciando quattro dimensioni inscindibili:
• la ricerca scientifica, come base di conoscenza e di orientamento;
• l’assistenza sanitaria gratuita e di prossimità, per garantire diritti e dignità;
• la promozione culturale, come determinante fondamentale del benessere psichico e sociale;
• la cura dell’ambiente e del paesaggio, perché la salute delle persone non può essere separata da quella dei luoghi che abitano.
Queste azioni si intrecciano nel progetto più ampio e visionario: il Parco Diffuso della Conoscenza e del Benessere, un ecosistema solidale che assume come principio fondativo l’indivisibilità tra cura della persona e cura dei contesti sociali, culturali, ambientali, storici e produttivi.
Un orizzonte culturale e politico
Nel nostro Paese – come in gran parte dei sistemi sanitari occidentali – appena il 5% della spesa sanitaria è destinata alla prevenzione. Non si tratta di una scelta neutra o inevitabile, ma dell’esito di logiche commerciali e di profitto che privilegiano la rincorsa alla malattia, alimentando il consumo di prestazioni, farmaci e tecnologie, piuttosto che la costruzione di condizioni di benessere.
Eppure la letteratura scientifica è chiara: investire in prevenzione riduce i costi della sanità, limita il peso delle malattie croniche e crea le condizioni per rendere sostenibile un sistema solidale e universalistico, oggi messo in crisi proprio dal sovraccarico di patologie prevenibili.
In questa cornice, ACE ha scelto consapevolmente di spostare il baricentro della medicina proponendo un sistema di azioni che non rincorre la malattia, ma si concentra sulla salvaguardia della salute e sulla prevenzione delle malattie. È una scelta epistemica e politica, che comporta interventi decisi sui determinanti di salute – qualità delle relazioni sociali ed economiche, accesso a cultura ed educazione, legalità, qualità degli spazi urbani e del paesaggio, condizioni ambientali – per agire sulle cause profonde della malattia e, dunque, delle disuguaglianze di salute.
Questo approccio non solo riduce sofferenze e incidenza di patologie croniche, ma libera risorse da reinvestire in altri beni comuni – istruzione, sicurezza, giustizia, lavoro, ambiente – rafforzando nel tempo un welfare sanitario più giusto, solidale ed egualitario.
La medicina solidale di ACE non è un semplice insieme di prestazioni cliniche gratuite, ma un modo di intendere la cura come bene comune. Essa nasce dall’idea che la salute non possa essere affidata soltanto alla tecnica ma richieda partecipazione attiva, condivisione di responsabilità, tempo dedicato all’ascolto e relazioni empatiche tra professionisti e cittadini. Curare significa dunque anche creare legami, riconoscere fragilità, intrecciare storie e percorsi di vita, costruire fiducia reciproca. Per tutto questo, la gentilezza diventa un valore fondativo perché contiene in sé l’accoglienza dell’altro, l’amicizia che nasce dal riconoscersi simili, la cura come impegno quotidiano, l’impegno di non lasciare nessuno indietro. Essa si alimenta di compassione e di un ottimismo che non nega la durezza del reale ma si nutre della possibilità di una speranza condivisa. In un’epoca attraversata da contraddizioni profonde, in cui si diffondono pregiudizi, diffidenza, rabbia e risentimento, la gentilezza è un atto in grado di invertire la deriva egoistica che impoverisce le relazioni e disgrega i legami sociali.
Le origini: la ricerca epidemiologica
ACE nasce alla fine degli anni ’90, quando un gruppo di professionisti sceglie di dedicarsi allo studio della diffusione della malattia cronica degenerativa e dei determinanti di salute attraverso indagini epidemiologiche su popolazioni.
Queste ricerche sono state realizzate con partner nazionali e internazionali quali l’Istituto Superiore di Sanità, università italiane, il CNR, la NCD Risk Collaboration dell’Imperial College di Londra, l’Università dello Shandong.
I dati raccolti e pubblicati su riviste scientifiche di prestigio mostrano con chiarezza che povertà economica ed educativa, marginalità sociale, degrado ambientale e mancanza di servizi essenziali sono fattori che alimentano e cronicizzano la malattia. Da queste evidenze nasce una convinzione che si è immediatamente trasformata in prassi con la realizzazione di servizi sanitari gratuiti di comunità capaci di abitare i margini, restituendo diritti e dignità là dove più spesso vengono negati.
2010 – Il Centro di Medicina Solidale di Pellaro
Il primo passo concreto arriva nel 2010, quando ACE inaugura il Centro di Medicina Solidale di Pellaro, nella periferia sud di Reggio Calabria. La sede era una struttura pubblica realizzata parzialmente e mai utilizzata, vandalizzata, destinata ad usi impropri e, quindi, sottratta per anni all’uso collettivo. ACE, insieme a volontari e cittadini, ha scelto di recuperarla e restituirla all’interesse generale, trasformandola in un luogo di salute, incontro e dignità. Non si è trattato solo di restituire spazi funzionali alla clinica, ma di un vero processo di rigenerazione dei luoghi, che ha ridato vita al contesto circostante, interrompendo la spirale di abbandono e degrado. Questa logica di rigenerare luoghi per creare comunità ha costantemente accompagnato in tutti i successivi impegni sul territorio.
Sin dall’inizio, il Centro si ispira a un principio mutualistico radicale considerando la salute non come un bene di mercato, ma diritto collettivo da esercitare nella reciprocità. I professionisti della sanità, con la loro azione volontaria, assumono la cura come responsabilità etica verso i più fragili, mentre i cittadini, con piccoli contributi e gesti concreti, partecipano al mantenimento del bene. Si genera così un ecosistema solidale in cui ciascuno, in misura diversa, diventa parte attiva del bene comune.
Il Centro eroga ogni anno oltre 15.000 prestazioni gratuite tra visite specialistiche e diagnostica ecografica, riducendo drasticamente i tempi di attesa e garantendo un’attenzione personalizzata. È diventato un presidio di prossimità che ha restituito fiducia e dignità a un territorio spesso segnato dall’assenza di servizi, realizzando pienamente lo spirito dell’art. 32 della Costituzione.
La Calabria è tra le regioni italiane più colpite da profonde diseguaglianze di salute: maggiore incidenza di patologie croniche, aspettativa di vita più bassa rispetto alla media nazionale, difficoltà di accesso ai servizi sanitari di base e specialistici, migrazione sanitaria verso altre regioni. In questo scenario, il Centro di Pellaro rappresenta un argine concreto alla negazione dei diritti, riducendo le distanze e costruendo fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie. La sua presenza è tanto più significativa perché si colloca in una terra dove la geografia delle diseguaglianze si intreccia con quella della marginalità sociale ed economica.
Ma l’azione di ACE non si ferma alla sola dimensione sanitaria. Il Centro è anche luogo di cultura e comunità. Presentazioni di libri, cineforum, concerti, incontri pubblici e attività per i bambini (come la festa di Natale, ormai tradizione) hanno reso questo spazio un riferimento vivo in cui la cura sanitaria si intreccia con la cura delle relazioni.
Il Centro di Medicina Solidale di Pellaro, si mantiene con le piccole donazioni dei cittadini che vi accedono e che considerano i servizi offerti come un bene comune da salvaguardare responsabilmente, mentre per la realizzazione di progetti particolari (rigenerazioni di strutture e luoghi, aggiornamento tecnologico, progetto Arghillà, ecc.) riceve contributi da altre istituzioni quali la Fondazione Peppino Vismara di Milano, la Fondazione Roma e la Fondazione CARICAL.
2017 – Prevenzione all’Università Mediterranea
ACE apre poi un presidio di prevenzione presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, rivolto in particolare ai giovani. Qui vengono gestite oltre 500 richieste l’anno, con un’attenzione crescente al supporto psicologico. L’ambulatorio dal 2015 rappresenta un punto di riferimento per tanti giovani studenti fuori sede che, trovandosi lontani da casa e dai propri affetti, chiedono assistenza medica e supporto. Momenti di difficoltà, di transizione, di blocco e incertezza, di orientamento e scelta del proprio percorso universitario, trovano presso l’ambulatorio uno spazio di ascolto sicuro che tenta di limitare il senso di solitudine e smarrimento. In particolare, la pandemia ha amplificato fragilità e disagi già esistenti quali ansia, depressione, disturbi alimentari, ritiro sociale, problemi che ACE affronta con un approccio integrato e relazionale, leggendo i sintomi non solo come quadri clinici, ma come segnali di disagi più ampi che coinvolgono famiglie, relazioni, condizioni esistenziali. Offrire uno spazio di ascolto significa potersi sentire legittimati a raccontarsi e ad ascoltare autenticamente quel discorso interiore che risveglia i propri reali e profondi bisogni.
2021 – Il Polo Sanitario di Prossimità di Arghillà Nord
Nel marzo 2021 ACE inaugura ad Arghillà Nord, una delle periferie più difficili e simboliche del Sud Italia. Nato negli anni ’80 come quartiere di edilizia popolare, Arghillà si è presto trasformato in un contesto segnato da abbandono istituzionale, marginalità sociale e degrado urbano. Strade colabrodo, assenza di servizi, macro-discariche e fogne a cielo aperto, illegalità diffusa e insediamenti abusivi hanno contribuito a consolidare un’immagine di “non-luogo”, un quartiere dormitorio di oltre 5.000 abitanti, spesso raccontato solo attraverso cronache di disagio e devianza.
In questo scenario ACE ha scelto di insediare il Polo Sanitario di Prossimità, affermandolo da subito come presidio di fiducia, dignità e speranza. Il Polo eroga gratuitamente circa 5.000 prestazioni l’anno in numerose branche mediche riducendo drasticamente tempi di attesa e barriere di accesso.
Il Polo si è configurato sin dall’inizio come un attrattore civico, capace di generare intorno a sé una rete stabile di organizzazioni sociali, educative e culturali. Da questa massa critica è nato il Progetto F.A.T.A. Comunità, promosso dal Consorzio Ecolandia e sostenuto dai fondi Otto per mille della Chiesa Valdese, che rappresenta oggi un ambizioso tentativo di rigenerazione urbana e infrastrutturazione sociale del quartiere. Le azioni si svolgono con interventi di animazione di comunità e con servizi di mobilità sostenibile come il taxi sociale.
Inoltre, ACE è socia fondatrice della CER FATA Arghillà, la prima comunità energetica solidale di Reggio Calabria e tra le poche in Italia, che ha l'obiettivo di garantire con gli impianti fotovoltaici l'illuminazione pubblica del quartiere, per far sì che sia più sicuro e vivibile, e di rendere sostenibili gli interventi del Progetto F.A.T.A., tra i quali un sistema sperimentale di recupero di acqua piovana e l'utilizzo di un eco-compattatore per il riciclo di plastica PET, in una visione sistemica di Arghillà quale villaggio ecologico diffuso.
Dalle attività di ascolto e animazione comunitaria previste dal Progetto F.A.T.A. sono emerse, con forza, le storie e le ferite delle donne del quartiere. Da questa presa di coscienza condivisa è scaturita la necessità di offrire uno spazio sicuro e di tutela. Così, negli spazi del Polo sono state avviate le attività dello sportello antiviolenza “Angela Morabito”, curato dall’Associazione Piccola Opera Papa Giovanni. Lo sportello non è dunque il risultato di un intervento isolato, ma il frutto di un percorso collettivo che intreccia la promozione della salute con la difesa dei diritti fondamentali e la lotta alla violenza di genere.
Accanto a queste esperienze, presso il Polo si continuano a sviluppare progetti a forte valore educativo e comunitario. Tra questi “Noi per voi: scuola e territorio insieme per crescere”, che integra screening oculistici e odontoiatrici e, quando necessario, fornitura di occhiali e dispositivi ortodontici realizzati con il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto Professionale “Boccioni-Fermi” di Reggio Calabria in collaborazione con il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Città Metropolitana. Le collaborazioni avviate con Medici del Mondo e il Consorzio Macramè per gli interventi di tipo socio-sanitario sul territorio, i laboratori di comunità realizzati da associazioni quali Nati per Leggere, Fare Eco, Actionaid e da tante altre organizzazioni del terzo settore completano un mosaico di interventi che fanno del Polo di Arghillà un laboratorio di medicina di prossimità: un luogo dove la salute si intreccia con rigenerazione e riappropriazione degli spazi pubblici, inclusione, educazione, diritti e cittadinanza attiva.
Paesaggio e salute – Il Parco di Contrada San Filippo-Feudo a Pellaro
Negli ultimi anni ACE ha progressivamente allargato il proprio orizzonte, portando l’impegno oltre la sfera strettamente sanitaria per includere quella ecologica e paesaggistica. Una scelta non ornamentale, ma profondamente necessaria. La crisi climatica è ormai riconosciuta come la più grande minaccia per la salute globale e, per questo, affrontarla significa anche occuparsi della prevenzione più radicale possibile.
È in questa prospettiva che nasce il Parco di Contrada San Filippo-Feudo a Pellaro, in un paesaggio mediterraneo che domina lo Stretto di Messina. Un fondo agricolo abbandonato, segnato dal degrado e dall’incuria, è stato rigenerato e riportato a vita.
ACE lo ha trasformato in un laboratorio vivo, restituendo dignità e senso a un territorio destinato all’oblio. Sono state recuperate colture tradizionali, non come mero esercizio nostalgico, ma come gesto di continuità con le radici di una comunità e opportunità di sviluppo sostenibile futuro. Parallelamente, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti i e Paesaggio, si è avviato un percorso di valorizzazione dei ritrovamenti archeologici e fossili, restituendo alla memoria collettiva frammenti di storia antica.
Il Parco si è configurato fin dall’inizio come un laboratorio multifunzionale, in cui si intrecciano ricerca scientifica, produzioni locali, ospitalità sociale, funzioni didattiche e terapeutiche. Università come la Federico II di Napoli e la Mediterranea di Reggio Calabria, insieme all’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, hanno contribuito ad alimentare percorsi di formazione e sperimentazione. Allo stesso tempo, con il contenitore culturale “Marginalia”, creato con altre associazioni del territorio, il Parco ha aperto spazi alla letteratura, alla musica, al teatro, alla riflessione, alle installazioni artistiche mostrando come il benessere fisico e, soprattutto psichico, non possa essere mai disgiunto dalla cultura e dalla capacità critica di una comunità.
Questa esperienza dimostra che il Parco non è una semplice cartolina paesaggistica, ma rappresenta il modello di un nuovo patto con l’ambiente. Rigenerare significa, soprattutto, restituire significato e vitalità a territori feriti, creando nuove funzioni, nuove relazioni e nuove possibilità di futuro. Non a caso, nel 2021 il Ministero della Cultura ha attribuito al Parco un riconoscimento speciale nell’ambito del Premio Nazionale del Paesaggio, con una motivazione che ne sintetizza la portata innovativa: «Per il modello di welfare proposto, innovativo e sostenibile, al servizio del territorio, in cui il paesaggio viene inteso al tempo stesso come strumento e oggetto di cura. Per la promozione di stili di vita sani nell’interazione positiva con il proprio ambiente e il proprio paesaggio, che si arricchisce di nuove funzioni ed attività.»
La vocazione all’innovazione si è espressa anche nel dialogo con le scuole del territorio. Ad esempio, con il Liceo Einaudi-Alvaro di Palmi, gli esperti di ACE hanno accompagnato gli studenti nello sviluppo della startup Gine-Start per la realizzazione di un pannello termoisolante ecosostenibile realizzato con materiali naturali recuparabili nel Parco (argilla, fibre di ginestra e calce). Questo progetto ha ottenuto il primo premio al contest RISE – Rising Innovators for a Sustainable Environment - cofinanziato dall’Unione Europea e promosso da Withub, Camera di Commercio Italo-Belga ed Erasmus+. La startup è stata presentata con successo al Parlamento Europeo di Bruxelles. Un riconoscimento che conferma la capacità del Parco di essere incubatore di idee nuove e di modelli replicabili di sostenibilità.
Il Parco di San Filippo-Feudo non è semplicemente un luogo, ma un processo vivo e in continua trasformazione, un laboratorio che mostra come l’unico modello ecologico realmente praticabile sia quello capace di generare soluzioni sistemiche multidisciplinari, intrecciando ambiente, salute, cultura e comunità in un unico orizzonte di futuro È la prova che riabitare luoghi abbandonati significa aprire nuove prospettive di senso, restituendo non solo paesaggi, ma anche dignità, possibilità e futuro a chi li abita.
Il Parco di Feudo diventa così anche una pratica di Restanza interpretata come gesto di resistenza creativa e generativa. Qui restare significa abitare diversamente i luoghi, trasformare l’abbandono in opportunità, far germogliare nuove relazioni, innovazioni e speranze. È un restare che si vive con gioia, efficacia e responsabilità condivisa, perché radicarsi nel proprio territorio diventa occasione di futuro.
| ACE con Ecolandia | La CER F.A.T.A. di Arghillà | Marginalia |
| ACE è socia del Consorzio Ecolandia che dal 2011 gestisce il Parco Ludico Tecnologico Ambientale ECOLANDIA, un patrimonio di 11 ettari diviso in 4 aree tematiche (fuoco, acqua, terra, aria) dedicate ai miti della Magna Grecia e all’ecologia pratica. Il Parco, nato intorno alla metà degli anni ’90 in risposta al Programma URBAN I dell’Unione Europea, accoglie il Forte Gullì (una Batteria militare ottocentesca), un anfiteatro di circa 800 posti, spazi verdi attrezzati e aree dimostrative per l’uso di tecnologie ambientali innovative. Ecolandia è un laboratorio all’aperto dove è possibile consolidare un processo di crescita culturale, presidio di legalità, bene comune e luogo di elaborazione di una visione di città accogliente, ecologica, solidale. Con Ecolandia, ACE sposa una visione sistemica di benessere condividendone lo spirito ecologico e innovativo e contaminandosi vicendevolmente con progettualità condivise e costanti buone pratiche. | ACE è socia fondatrice della CER F.A.T.A. Arghillà, la prima comunità energetica solidale di Reggio Calabria e tra le poche esperienze di questo tipo attive in Calabria. La comunità nasce, nell’ambito del Progetto F.A.T.A. Comunità, con l’obiettivo di garantire l’illuminazione pubblica del quartiere, per renderlo più sicuro, vivibile e accogliente, un sistema di recupero di acqua piovana, per ridurre sprechi, contrastare le criticità idriche e supportare la cura di spazi verdi condivisi, l'utilizzo di un eco-compattatore, per stimolare comportamenti virtuosi e rafforzare la cultura dell’economia circolare. Un capitolo particolarmente innovativo è rappresentato dall’“Officina Ecologica”, progetto realizzato insieme all’Università Federico II di Napoli e all’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio. Si tratta di un modello sperimentale di installazione dei pannelli fotovoltaici che intende coniugare funzionalità energetica, valore estetico e benefici ecologici. Attorno agli impianti nasceranno micro-ecosistemi mediterranei, con piante autoctone e muretti a secco, capaci di favorire la biodiversità e creare habitat naturali, trasformando così le infrastrutture energetiche in elementi di paesaggio e di cura ambientale.In questa prospettiva, Arghillà viene immaginata come un “villaggio ecologico diffuso”, dove energia, acqua, rifiuti, spazi e relazioni si intrecciano in un modello sistemico, capace di coniugare innovazione sociale, sostenibilità ambientale e benessere collettivo. La CER F.A.T.A. Arghillà diventa così un laboratorio di cittadinanza attiva e di giustizia ambientale, un esempio concreto di come la transizione ecologica possa e debba partire dai quartieri più fragili, trasformando i limiti in risorse e le periferie in luoghi generativi di futuro. | Marginalia è un progetto culturale collettivo, nato dall’incontro tra ACE Medicina Solidale e altre associazioni culturali del territorio, tra cui il Circolo del Cinema Cesare Zavattini, Mana Chuma Teatro, Jamu Festival San Filippo, APS Zefiro ETS, ecc. È un laboratorio permanente, un “cantiere creativo” che vuole abitare i margini – geografici, sociali, simbolici – trasformandoli in luoghi di riflessione e di rigenerazione comunitaria.Marginalia ospita spazi dedicati alla letteratura, alla musica, al teatro, al pensiero critico, mostrando come il benessere non possa essere mai disgiunto dalla cultura, dalla bellezza e dalla capacità critica di una comunità. L’arte diventa così forma di cura, e la cura diventa arte del vivere insieme.Il manifesto di Marginalia invita a considerare il margine come luogo di creatività, di deviazione, di possibilità nuove. È qui che si colgono i paradossi del nostro tempo – la crescita illimitata, le disuguaglianze, il saccheggio della natura – ma anche le prime avvisaglie di un’umanità che cerca regole diverse per abitare il mondo, fondate su cura, senso di comunità e restituzione di significato ai territori.Marginalia è dunque palestra di cittadinanza culturale e presidio di creatività critica, un luogo in cui i margini si fanno centro e in cui il futuro può essere pensato non come ripetizione del presente, ma come rinnovamento profondo delle forme del vivere. |